CHIRURGIA PERCUTANEA
PER L’ALLUCE VALGO E PER LE PATOLOGIE DELL’ AVAMPIEDE

La chirurgia percutanea per il trattamento delle deformità all’avampiede si è ormai imposta come la soluzione più avanzata per ottenere i migliori risultati anatomici e funzionali per queste essenziali prerogative:
-minimo accesso chirurgico
-anestesia locale
-assenza di mezzi di sintesi
-deambulazione con carico immediato
-dolore minimo o assente
-guarigione rapida
-sensibile riduzione delle complicanze e degli inconvenienti
-possibilità di correggere tutte le deformità dell’avampiede con unico atto chirurgico
-intervento di breve durata
-strumentario essenziale e dedicato
-ospedalizzazione per poche ore
-riabilitazione non necessaria
I risultati riferiti dai pazienti, controllati da letteratura affidabile, sono per l’alluce valgo il 90% molto buoni e buoni, per il 10% discreti e cattivi; per le metatarsalgie il 69% molto buoni e buoni, per il 31% discreti e cattivi; nessuna altra tecnica tradizionale promette tanto in quanto sono molto frequenti le recidive e i risultati scadenti.
La tecnica è diffusa in Europa dallo scuola spagnola del dottor De Prado, ma è molto considerata negli Stati Uniti dove è nata e viene applicata da almeno venti anni; in Italia è arrivata dieci anni fa.
Trattasi di metodica innovativa e rivoluzionaria in quanto le resezione ossee vengono eseguite con piccole frese motorizzate (di terza generazione) tramite piccolissime incisioni; trattandosi di tecnica “chiusa” viene favorita la precoce guarigione e minimizzate le possibili complicanze.
L’intervento viene eseguito con ricovero di poche ore e in anestesia periferica; il trattamento post operatorio prevede la deambulazione con carico immediato e calzatura specifica, nel primo mese rinnovo dei bendaggi da parte di personale competente.
Fondamentale è l’esperienza del chirurgo trattandosi di metodica molto fine e particolareggiata.
Le indicazioni elettive sono per:
-alluce valgo
-alluce rigido
-metatarsalgie
-dito a martello
-piede reumatoide
-piede diabetico
-piede vascolare
-piede neurogeno
-recidive di deformità all’avampiede trattate con altre metodiche;
-sperone calcaneare;
-esuberanza ossea all’ inserzione calcaneare del tendine d’Achille.
Nella foto 1 si evidenzia la minima incisione chirurgica messa a confronto con quella di una tecnica tradizionale della foto 2.
Nella foto 3 è eloquentemente demarcata la diversa invasività tra i sistemi chirurgici tradizionali (dimensioni e forma del bisturi necessario al normale accesso chirurgico) e il sistema per cutaneo ( piccolissimo bisturi per le minime incisioni); gli esiti cicatriziali e la sintomatologia dolorosa post chirurgica sono commisurati al grado di invasività:
grande bisturi-grande dolore-recupero laborioso, piccolo bisturi-minimo dolore-recupero immediato.

foto 1 |

foto 2 |

foto 3
Ecco alcune utili informazioni e consigli per il post operatorio:
-attenersi scrupolosamente ai consigli e alle prescrizioni del chirurgo operatore; trattandosi di tecnologia chirurgica molto avanzata e specifica i giudizi di altre figure professionali non sono spesso attendibili;
-la terapia farmacologica ( analgesici, eparina) va praticata alle posologie e tempi trascritti nel foglio di dimissione;
-la deambulazione con carico totale sul piede operato è importante per ottenere un buon risultato; si deve camminare con tutto il peso sul piede operato e con la calzatura prescritta;
-il carico all’inizio deve avvenire uniformemente su tutta la superficie plantare ( a modo di “piede di elefante”); dopo quattro settimane si deve iniziare il carico con “spinta sulle dita” nell’ultima fase del passo;
-non occorrono i bastoni;
-va alternato il carico al riposo con arto in scarico venoso ( almeno nei primi 15 giorni);
-la calzatura specifica post operatoria va portata almeno per un mese;
-i bendaggi vanno rinnovati ogni 8-10 giorni e portati almeno per un mese; vanno applicati da personale competente ( meglio se dal chirurgo operatore);
-i bendaggi per tipologia, durata ed intervallo di applicazione sono a discrezione del chirurgo operatore; a volte vanno rinnovati e portati per oltre un mese; il divaricatore per alluce va portato per qualche mese;
-nelle prime due settimane è bene rimanere e camminare in casa, uscire solo per brevi percorsi; dalla terza e quarta settimana è permesso camminare più a lungo e anche all’aperto; l’attività lavorativa sedentaria può essere ripresa dopo due settimane; il recupero funzionale completo si ottiene al terzo mese;
-il piede può manifestare edema più o meno marcato in relazione al tipo di intervento (interessamento di uno o più dita), insufficienza venosa latente e posizioni sfavorevoli; l’edema può perdurare anche a lungo;
-eventuali alterazioni sensitive cutanee si risolvono in breve;
-la calzatura da indossare dopo rimozione di quella post operatoria dovrà rispondere ai requisiti consigliati dal chirurgo operatore ( generalmente punta ampia e tacco basso).
-L’esame radiografico viene eseguito a fine intervento, alla prima medicazione, dopo 35-40 giorni e successivamente a giudizio del chirurgo operatore che valuta personalmente le radiografie.